Isteroscopia diagnostica
Le indicazioni :
L’isteroscopia è una tecnica diagnostica invasiva, e come tale non può
ricoprire il ruolo di procedura di screening: il suo impiego è volto a dare
risposta a specifici quesiti clinici.
L’isteroscopia
diagnostica ha un ruolo di fondamentale importanza nella valutazione delle
seguenti situazioni cliniche:
•
Sanguinamento
uterino anomalo:
Il sanguinamento uterino anomalo, è la principale indicazione all’esecuzione
dell’esame. Il 33% di tutte le consultazioni ginecologiche hanno come motivo un
sanguinamento uterino anomalo, l’incidenza sale al 70% quando si considerano le
pazienti in peri e postmenopausa, dove accanto alla patologia disfunzionale, si
registra un aumento delle lesioni organiche endouterine in genere e
preneoplastiche e neoplastiche. In questo caso l’isteroscopia rappresenta
l’indagine di primo livello sostituendosi completamente al curettage
diagnostico che risulta essere una procedura inadeguata invasiva con scarsa
sensibilità e specificità diagnostica in quanto le
piccole lesioni endometriali possono sfuggire al prelievo della mucosa eseguito
alla cieca.
•
Sterilità ed
Infertilità: in
tali situazioni la valutazione isteroscopica ha sostituito l’isterografia nello
studio della cavità uterina e del canale cervicale; in particolar modo si
raccomanda che la valutazione isteroscopica preceda sempre il ricorso a
tecniche di fecondazione assistita. L’isteroscopia permette di valutare la
morfologia della cavità uterina, la presenza di eventuali
patologie endouterine (polipi endometriali, miomi endouterini o a parziale
sviluppo sottomucoso), inoltre è possibile una valutazione morfologica degli
osti tubarici e l’eventuale pervietà al mezzo di distensione utilizzato in
corso d’isteroscopia.
•
Polipo del canale
cervicale: nei
casi dove la base d’impianto del polipo cervicale non è colposcopicamente
visualizzabile, l’isteroscopia ne permette la localizzazione, di visualizzare
la presenza di eventuali patologie associate ed
inoltre nella maggior parete dei casi l’asportazione della formazione polipoide
cervicale è contestuale al tempo diagnostico isteroscopico.
•
Lost IUD: l’isteroscopia permette la individuazione del corpo estraneo, la sua posizione
endocavitaria e valutarne la sua mobilità, inoltre la rimozione dello stesso
nella maggior parte dei casi è contestuale al tempo isteroscopico.
•
Altri esami anomali: l’isteroscopia diagnostica è di
fondamentale importanza nel dirimere dubbi diagnostici riscontrati in corso di altre procedure (ecografia, isterografia, curettage, RMN
o TAC, citologia cervicale, citologia endometriale.
•
Sospetta Asherman: la comparsa di ipomenorrea,
amenorrea, dismenorrea dopo traumatismi endocavitari (raschiamenti endouterini,
endometriti, revisioni di cavità post-abortum) indica la possibile avvenuta
formazione di sinechie cervicali e/o endouterine. In tali casi, la tempestiva
esecuzione di un’isteroscopia diagnostica consente l’evidenziamento delle
sinechie in fase precoce e di norma la loro contestuale
lisi isteroscopica.
•
Monitoraggio
dell’iperplasia endometriale: controllo delle pz. con pregressa diagnosi di iperplasia endometriale sottoposte o
meno a terapia medica
•
Monitoraggio delle
pazienti in terapia con Tamoxifene: in alternativa
alla valutazione ecografica transvaginale si può effettuare una valutazione
isteroscopica nelle pz. destinate al trattamento con Tamoxifene o durante il
trattamento con lo stesso farmaco. In realtà l’isteroscopia in questo caso può
essere considerata un’indagine di secondo livello nel caso in cui si riscontrino alterazioni ecografiche nelle pz. in trattamento
con Tamoxifene.
•
Valutazione della
cavità uterina in pazienti destinate a chirurgia conservativa laparotomica o
laparoscopica per miomi del corpo uterino: la valutazione isteroscopica della
cavità uterina permette l’esclusione o meno di formazioni miomatose
endocavitarie o a parziale sviluppo sottomucoso e di altre
patologie associate.
•
Stadiazione del
carcinoma endometriale: oltre a permettere una diagnosi macroscopica
ed istologica di neoplasia endometriale, l’isteroscopia diagnostica consente la
valutazione dell’estensione della neoplasia a livello endouterino, ma
soprattutto di escludere o meno un interessamento della mucosa del canale
cervicale.
•
Profilassi per la
formazione di sinechie endouterine: l’esecuzione di un’isteroscopia diagnostica dopo 30 40
giorni l’esecuzione di una procedura chirurgica a rischio di formazione di
sinechie uterine (revisioni di cavità post-abortum,
interventi di ablazione endometriale etc.) permette di visualizzare la presenza
o meno d sinechie, di effettuarne con facilità la lisi, in quanto in questa
fase si tratta quasi sempre di sinechie velamentose e/o mucose.

Vanno
considerate controindicazioni quelle situazioni in cui la diagnostica isteroscopica
non aggiunge nulla di utile al quadro clinico, e la
cui esecuzione è gravata da maggior rischio di pericoli e complicanze:
•
Flogosi pelvica in
atto o recente:
l’esecuzione dell’isteroscopia può comportare una diffusione o la riacutizzazione della flogosi, in tali casi si consiglia il
differimento dell’indagine isteroscopica.
•
Carcinoma invasivo
della portio già diagnosticato: l’isteroscopia costituisce un
eventuale rischio per lesione delle pareti cervicali senza nulla aggiungere ai
fini del successivo trattamento.
•
Gravidanza
in atto: oltre
all’inutilità diagnostica in gravidanza, l’eventuale trauma meccanico, l’azione
del mezzo di distensione e della luce fredda rendono in tali casi
l’isteroscopia potenzialmente lesiva. Da alcuni è stato proposto l’utilizzo dell’isteroscopia
per la rimozione di lost IUD in gravidanza, per il prelievo dei villi coriali e
per la fetoscopia.
Il
sanguinamento uterino in atto, la nulliparità, l’imene integro, la presenza di
stenosi del canale cervicale non controindicano
l’isteroscopia diagnostica, ma rappresentano solamente situazioni di maggiore
difficoltà d’esecuzione.
Nelle
donne in età fertile, il momento più favorevole per eseguire un’isteroscopia
diagnostica è la prima metà del ciclo mestruale, tra il sesto ed il decimo
giorno del ciclo mestruale. In questo periodo l’istmo è ipotonico ed il suo
superamento è più facile. Inoltre la mucosa endometriale in fase proliferativa
è più sottile e si presta ad una migliore visione endoscopica con possibilità
di localizzare più facilmente anche patologie ed alterazioni di dimensioni
ridotte. In fase secretiva o in fase periovulatoria l’esplorazione della cavità
uterina può essere ostacolata dall’abbondante presenza di muco cervicale, ma
soprattutto lo spessore della mucosa endometriale può occultare piccole
patologie endocavitarie o alterazioni mucose.
Nella necessità di dover effettuare
una datazione endometriale in pazienti fertili sottoposte ad isteroscopia
diagnostica più biopsia endometriale, il momento più favorevole è intorno al
21^ giorno del ciclo mestruale.
In menopausa l’esame isteroscopico può essere eseguito in
qualsiasi momento.
Sempre per poter effettuare una
corretta valutazione della cavità uterina, si deve evitare l’esecuzione
dell’esame isteroscopico durante un sanguinamento uterino in atto, sia questo
di origine funzionale (mestruazione in atto o pseudomestruazione in corso di
terapia ormonale sostitutiva) o di origine disfunzionale od organica (patologie
endouterine di origine benigna o maligna). In caso di minimi sanguinamenti
uterini l’esame isteroscopico può essere effettuato
mediante utilizzo di un mezzo di distensione liquido.
Si ricorda che attualmente
l’unica indicazione al raschiamento endouterino è la metrorragia imponente
resistente al trattamento medico ed in questo caso il raschiamento assume
significati diagnostici, ma soprattutto terapeutici.
L’isteroscopia
diagnostica è una procedura ambulatoriale: l’eventuale esecuzione con anestesia
od in narcosi può in taluni casi essere richiesta per difficoltà tecniche ed
anatomiche o per particolare iperestesia della paziente. Comunque
qualsiasi tecnica anestesiologica anche locale, è preferibile eseguirla in
pazienti in regime di ricovero o day hospital, in quanto tali pazienti sono
sottoposte ad un rischio anestesiologico aggiuntivo non prevedibile che
necessita nella maggior parte dei casi di un periodo di osservazione variabile
seconda dei casi e della tecnica anestesiologica utilizzata.
Non vi
è alcuna evidenza clinica sulla utilità di eseguire
l’isteroscopia diagnostica previa medicazione con atropina o altro supporto
farmacologico.
La
profilassi antibiotica in pazienti candidate a procedure intrauterine invasive
non ha portato miglioramenti significativi in termini
di prevenzione di eventuali endometriti batteriche. Un’adeguata profilassi
antibiotica con metronidazolo ev. e zitromicina per os è indicata in quelle
pazienti asintomatiche, in cui sono stati effettuati
tamponi vaginali completi e di cui non si ha ancora l’esito o in pazienti
asintomatiche con storia anamnestica di pregressa pelviperitonite accertata o
sospettata. Si ricorda di differire l’esame isteroscopico nelle pazienti che
presentano segni di vaginite e/o di pelviperitonite in atto.
La
tecnica che attualmente trova il più largo consenso
prevede l’impiego di ottiche rigide di 2,7 –2,9 mm di diametro, come mezzo di
distensione la CO2 erogata tramite appositi isteroinsufflatori. E’
possibile utilizzare anche mezzi liquidi in particolar modo in caso di insorgenza di sanguinamento con modalità di erogazione a
pressione positiva con pompa di irrigazione dedicata.
Quando
è indicato un prelievo bioptico endometriale questo
può essere effettuato con cannule tipo Novak e in tal caso si possono
effettuare solo biopsie orientate alla cieca su indicazione dell’esame
isteroscopico appena effettuato. In alternativa si
possono effettuare biopsie mirate con micropinze sotto guida isteroscopica,
utilizzando camicie dotate di canale operativo di 5 Fr.
Referenze:
•
SOCIETA’
ITALIANA DI ENDOSCOPIA GINECOLOGICA: Proposta di linee guida sulla
Isteroscopia, 2000
•
Valle RF: Office Hysteroscopy,
Clinical Obstet and Gyn, 42 (2), June 1999, pp 276-289
•
Grimes DA et la: Antibiotic
prophylaxis for intruterine contraceptive device inserction: Cochrane Review
Per
sfruttare al meglio i vantaggi offerti dall’isteroscopia operativa bisogna
rispettare alcuni requisiti essenziali:
•
Possedere
una strumentazione adeguata
•
Sala
operatoria dedicata
•
Équipe
qualificata: operatori, personale destinato all’assistenza devono conoscere
esattamente la strumentazione e devono possedere una lunga esperienza specifica
nel campo della chirurgia isteroscopica
•
Attenta
valutazione diagnostica preoperatoria
•
Accurata
selezione delle pazienti destinate al trattamento endoscopico operativo
•
Rigoroso
rispetto della tecnica isteroscopica operativa
Strumentazione:
Le
procedure di isteroscopia operativa possono essere
effettuate mediante due tipi di attrezzatura isteroscopica:
•
Isteroscopio
operativo classico
Ø Ottica
isteroscopica rigida di 2,7 – 2, 9 mm di diametro con angolo di visione a 12° o
30°
Ø Camicia interna dotata di canale
operativo di 5 FR di diametro
Ø Camicia esterna per l’utilizzo di
mezzi di distensione liquidi a flusso continuo
Ø Strumenti rigidi o semirigidi come forbici, pinze da presa e da biopsia,
cateteri bipolari, fibre laser
•
Isteroresettoscopio
Ø Ottica isteroscopia
rigida di 4 mm di diametro con angolo di visione a 0° o 12 °
Ø Impugnatura sulla quale si
articolano l’ottica e gli elettrodi monopolari (elettrotomo)
Ø Vari elettrodi monopolari
Ø Camicia interna per irrigazione
del mezzo liquido di distensione
Ø Camicia esterna per l’aspirazione
del mezzo liquido di distensione (flusso continuo)
Inoltre ai due tipi di isteroscopi
operativi vengono associate apparecchiature comuni come una sorgente di luce
preferibilmente allo Xenon con potenza di 300 Watt, cavo a fibre ottiche per la
trasmissione della luce dalla fonte all’isteroscopio, unità elettrochirurgica
monopolare e bipolare, sistema di ripresa video.
I liquidi sono i mezzi di distensione più utilizzati in
isteroscopia operativa:
•
Soluzione
fisiologica nella caso si utilizzi un isteroscopio
operativo classico con strumenti a freddo come forbici, pinze o elettrodi
bipolari (Versapoint)
•
Soluzione
urologica (glicina-mannitolo o sorbitolo-mannitolo) nel caso si utilizzino
elettrodi monopolari in chirurgia resettoscopica.
La modalità di erogazione del
mezzo liquido più utilizzata è quella con pompa d’infusione a controllo
automatico della pressione di erogazione e del flusso in alternativa a
pressione positiva mediante spremisacca.
Le indicazioni alla chirurgia
isteroscopica si possono dividere in due gradi gruppi:
•
Chirurgia
isteroscopica minore che in casi selezionati è possibile effettuarla
in regime ambulatoriale senza nessun tipo di analgesia con isteroscopi
operativi di calibro ridotto:
Ø Biopsie mirate sotto controllo isteroscopico
Ø Asportazione di piccoli polipi endometriali
Ø Resezione di sinechie cervicali,
istmiche ed endouterine
Ø Rimozione di IUD non incarcerato
•
Chirurgia
isteroscopica maggiore che si esegue di solito in regime di ricovero in anestesia
generale con isteroresettoscopio:
Ø Resezione di setti uterini
Ø Resezione di miomi sottomucosi
Ø Asportazione di voluminosi polipi
endometriali
Ø Rimozione di IUD incarcerato o di
suoi frammenti
Ø Lisi di sinechie endocavitarie
estese e tenaci
Le controindicazioni assolute
all’isteroscopia operativa sono le seguenti:
•
Flogosi pelvica in
atto o recente: in presenza di tale quadro clinico l’isteroscopia può
comportare la diffusione o la riacutizzazione del processo infettivo
•
Gravidanza in atto: procedure
operative isteroscopiche in corso di gravidanza sono lesive per la stessa e
quasi certamente determinano un aborto. Sono state proposte procedure
d’isteroscopia operativa nel trattamento dell’aborto interno o incompleto.
•
Patologia maligna
dell’apparato genitale accertata o sospetta: tecniche d’isteroscopia operativa non trovano allo
stato attuale un’indicazione in caso di neoplasia uterina. Inoltre nel caso di
carcinomi cervicali accertati, qualsiasi tecnica isteroscopica, oltre che a
comportare un fastidioso sanguinamento o lesioni della cervice, può essere
causa di un trasporto di cellule neoplastiche nel canale cervicale e nella
cavità uterina.
•
Infezione: l’estrema rarità di tale
complicanza nella chirurgia isteroscopica non rende indispensabile l’impiego di
profilassi antibiotica, eventualmente limitata ad una somministrazione monodose
perioperatoria (Augmentin 2,2 gr ev all’induzione dell’anestesia). In caso di infezioni vaginali in atto o di pelviperitonite in atto o
sospettata non effettuare nessuna procedura isteroscopica e differire la stessa
dopo adeguato trattamento antibiotico mirato.
•
Perforazione
uterina:
generalmente determinata con i dilatatori cervicali, più raramente viene causata dall’azione chirurgica degli strumenti
resettoscopici. Per prevenire tale evento, in caso di
iniziale esperienza in chirurgia isteroscopica, può essere utile il controllo
ecografico intraoperatorio. Deve essere sempre presente la immediata
disponibilità di poter effettuare una laparoscopia o laparotomia esplorativa
nei casi in cui si verifichi perforazione con ansa elettrica attivata
•
Intravasazione del
mezzo liquido di distensione: non esistono modalità di
erogazione che impediscano totalmente e con certezza il passaggio intravasale
del mezzo liquido di distensione. Molto raro, ma estremamente
grave (una delle principali cause di morte nella chirurgia isteroscopica), può
essere la conseguenza clinica di tale evento “sindrome clinica da intravasazione”. La sicurezza della paziente
può essere tutelata impedendo che la quantità di liquido intravasato raggiunga
livelli massivi oltre i quali si può osservare
l’insorgenza della sindrome clinica da intravasazione. Il livello di attenzione è rappresentato da una quantità di liquido
intravasato uguale o superiore ad un litro, che in ogni caso non deve mai
superare i due litri. Negli interventi a rischio di intravasazione
devono essere messi in opera adeguati sistemi di monitoraggio del bilancio del
liquido di distensione utilizzato e/o del liquido intravasato e deve essere
eseguito il controllo degli elettroliti (sodiemia) immediatamente al termine
dell’intervento in caso di sospettata eccessiva intravasazione del mezzo
liquido.
•
Danno termico: l’impiego
di energia elettrica monopolare può accidentalmente
comportare un danno termico alle strutture uterine o per diffusione
transparietale a distanza. Per ridurre tale rischio è consigliabile l’impiego
di taglio puro e limitare al minimo l’impiego della coagulazione. Se è possibile
utilizzare elettrobisturi autoregolanti con conseguente riduzione della potenza
media
•
Sinechie
postchirurgiche:
i traumatismi endouterini post-chirurgici, possono determinare l’insorgenza di
sinechie. Non esistono, attualmente presidi medici
sistemici o locali (dispositivi intrauterini) idonei per la prevenzione delle
sinechie. Un precoce esame isteroscopico diagnostico di controllo è ritenuto un
ottimo sistema di prevenzione e di
trattamento di sinechie neoformate.
In pazienti in età fertile è preferibile eseguire una
terapia preoperatoria con GnRh-analoghi e/o Danazolo, al fine di ipotrofizzare la mucosa endometriale con i seguenti
vantaggi:
•
Riduce
lo spessore della mucosa endometriale
•
Riduce
la vascolarizzazione
•
Riduce
il sanguinamento intraoperatorio
Tutto questo determina:
•
Migliore
visione intraoperatoria
•
Riduzione
dei tempi operatori
•
Riduzione
del rischio di intravasazione del mezzo liquido di
distensione
Come per tutte le procedure chirurgiche, anche in
isteroscopia operativa la procedura operativa può essere eseguita dopo aver
ottenuto un consenso informato esplicito, personale e specifico dalla paziente
all’intervento stesso. Nel consenso dovranno essere riportate le seguenti informazioni:
•
Complicanze
legate all’anestesia generale (come per ogni altro tipo di intervento
chirurgico)
•
Complicanze
legate alla tecnica isteroscopica: lesioni cervicali, perforazione uterina,
fenomeni emorragici, lesioni intestinali
•
Possibile
insorgenza di sindrome da intravasazione con sintomi neurologici e scompenso
cardiaco da eccessivo assorbimento di liquidi
•
Possibilità
che l’esito dell’intervento non possa essere considerato soddisfacente e che necessiti di un’ulteriore procedura chirurgica
•
Possibilità che l’intervento,
in seguito all’insorgenza di complicanze, possa essere completato per via
laparoscopica o laparotomia.
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