Le Patologie
Le Patologie si dividono in
tre tipologie:
·
Le patologie ginecologiche benigne
·
Le patologie uroginecologiche
·
Le patologie neoplastiche
Le patologie
ginecologiche benigne
I Fibromi Uterini o Miomi o Leiomiomi Uterini.
Si
tratta di tumori benigni (non cancerosi) che originano da una cellula del
muscolo liscio uterino o fibrocellula muscolare e che ingrandendosi fino anche
a misure considerevoli, ingrandiscono il corpo uterino, deformandolo; talvolta
interessano anche la cervice uterina. Essi , vedremo più avanti possono
generare da cellule che compongono uno dei tre strati muscolari lisci che
avvolge il corpo uterino determinandone un suo sviluppo topograficamente
diverso: sottosieroso, intramurale o sottomucoso ( o sottoendometriale). Spesso
sono più di uno e occasionalmente si presentano come singoli. Su analisi
rilevata negli USA si è stimato che i fibromi uterini compaiano in una su 4 o
5 donne. Le donne africane hanno un
rischio di sviluppo di fibrome oltre 3 volte quello delle donne caucasiche. Normalmente
si sviluppano tra i 30 ed i 40 anni e tendono a ridursi per volume , ma non per
sintomatologia, dopo la menopausa. La loro recidiva è stimata nell’ordine del
15%-30% (Buttram VC, Reiter RC: Uterine leiomyomata :
Etiology, symptomatology and management. Fertil Steril 36:433-445, 1981) Possono
causare sanguinamenti uterini abnormi, dolore pelvico con particolare
irradiazione alla colonna lombare, sensazione di pressione endoaddominale, e
talvolta sterilità, abortività, e parto prematuro. Il 27% delle donne infertili
ha fibromi uterini e la loro rimozione riabilita il 50% di queste donne a
procreare (Buttram VC, Reiter RC: Uterine leiomyomata
: Etiology, symptomatology and management. Fertil Steril 36:433-445, 1981)
La rimozione chirurgica dei fibromi elimina, normalmente, questi problemi. La
ricorrenza della comparsa dei fibromi è tuttavia elevata e segue familiarità e
ricorrenza per determinazione genetica.
Le cause. Su
di un substrato di predisposizione genetica ( Jerome Strauss III negli USA ne
ha definito i dettagli) gli estrogeni fungono da fattori di crescita. E’ il
caso evidente della loro crescita abnorme in gravidanza, quando gli estrogeni
assurgono livelli circolanti estremamente alti. Durante la menopausa , quando
gli estrogeni circolano a concentrazioni ematiche molto basse i fibromi
generalmente si riducono di dimensioni; fanno eccezione quelli che si
calcificano al loro interno ( una eventualità molto frequente). Poiché i
fibromi possono determinare sanguinamenti abnormi, sterilità ed abortività , in
postmenopausa non vengono generalmente operati a meno che non determinino
sanguinamenti o non si associno a prolasso dei genitali. In quest’ultimo caso
la isterectomia diventa l’intervento elettivo. La fibromatosi uterina , i miomi
multipli del corpo uterino ( o miomatosi uterina e la ipertrofia uterina sono
termini impropriamente utilizzati come sinonimi tuttavia quando non si
evidenziano fibromi o miomi uterini in un utero di dimensioni aumente quasi
sempre si tratta di ipertrofia uterina che consiste nella ipertrofia dello
strato muscolare intermedio del corspo uterino. Anch’essa può detrminare
sanguinamenti uterini per l’incapacità del muscolo intermedio , ingrandito e
senza più elasticità, di provvedere alla contrazione emostatica dei vasi che lo
attraversano per sfioccare in cavità uterina.
I tipi di fibroma. Esssi sono generalmente a carico del corpo uetrino ma talvolta anche
a carico della cervice. Si dividono in sottosierosi quelli che si collocano
sotto la sierosa che riveste all’esterno l’utero o peritoneo viscerale,
intramurali, quelli che generano all’interno della parete muscolare(
generalmente lo starto intermedio) e queli sottomucosi che modificano con la
loro inpronta la cavità uterina. Comunemente essi tuttavia hanno collocazioni
con varia gradualità di indovamento nella parete uterina e sono stati anche classificati in ordine al loro
indovamento ( 0%-30%- 30%-70%-70%-100%) Anche se in uno studio metaanalitico
condotto dal Prof Vercellini di Milano nel corso del 2000 ha evidenziato un
ruolo determinante sulla abortività dei soli miomi sottomucosi, alcuni studi
hanno posto l’attenzione sulla ubicazione spaziale ( paratubarico,
paracervicale e nelle rimanenti parti del corpo uterino) dei miomi ( e delle
loro dimensioni) come elementi determinanti per l’occorenza di aborti spontanei
(C Bulletti, D DeZiegler, V Polli, C Flamigni. The role of leiomyomas in Infertility. J Am Assoc
Gynecol Laparosc 6,4:441-445, 1999). Il 55% dei fibromi uterini
sono tuttavia sottosierosi con modesto grado di indovamento parietale., il 40%
sono intramurali ed il solo 5% sembra essere sottomucoso.




Sintomi ed i segni
clinici. L’ipotesi più accreditata per la quale i miomi
possano determinare sterilità è quella della alterazione della contrattilità
uterina necessaria per il trasporto degli spermatosoi e delle uova nella sede
della fecondazione e degli embrioni poi nella sede dell’impianto. Comunque i
meccanismi ipotizzati come causa di infertilità sono : un effetto di intima
interferenza con la antomia delle ovaie e delle tube(Rubin
A, Ford JA, Uterine fibromyomata in urhan blacks S Afr Med J 1974; 48:2060-2062
- Miller NF, Ludovici PP. On origin and development of uterine fibroids Am J
Obstet Gynecol 1955;70:720-740 ), una contrattilità uterina abnorme(Coutinho EM, Maia HS The contractile response of the human
uterus , falloppian tubes and ovary to prostaglandins in vivo Fertil Steril
1971;22:539-543), una distorsione della cavità uterina e della sua
vascolarizzazione (Farrer-Brown G, Beilby JOW, Tarbit
MH. Venous
changes in the endometrium of myomatous uteri. Obstet Gynecol 1971;38:743-751
- Forssman L Distribution of blood flow
in myomatous uteri as measured by locally injected 133 Xenon Acta Obstet
Gynecol Scand 1976; 55 101-104)
Anche
fenomeni compressivi del/i fibromi sulle tube può generare sterilità. Il
meccanismo candidato alla spiegazione della abortività spontanea oltre a quello
qui sopra menzionato per aborti “precoci” è quello della alterazione della
vascolarizzazione di supporto all’embrione/feto che scambia con la madre
elementi nutritivi mediante la vascolarizzazione placentare e/ la mancata
complience ( distensione ) della parete. Anche per il sanguinamento abnorme si
invoca la modificazione della vascolarizzazione e la incapacità di un tessuto
non più elastico-muscolare ma fibrosos ad esercitare la contrazione emostatica
utile a fermare il sanguinamento dei vasi in accesso in cavità con la
mestruazione; inoltre l’aumento di dimensioni della parete uterina offre al
sanguinamento una superfice maggiore e, quindi,
un sanguinamento maggiore. Poiché i sanguinamenti uterini possono
dipendere anche da altre cause diventa importante affrontare i problemi di
sanguinamento accertando la esistenza di fibromi come parte delle possibili
cause che lo determino ma senza omettere altre valutazioni per patologie
neoplastiche causa , seppur più raramente dello stesso segno clinico. Un terzo
di questa popolazione di donne soffre per sanguinamenti uterini abnormi, le
altre riferiscono sensazione di gonfiore soggettiva ed oggettiva.
I
fibromi uterini sono spesso causa di fenomeni compressivi su altri organi o
strutture endopelviche come la vescica, gli ureteri, ed il retto. Minzioni
frequenti ed emorroidi sono l’espressione di queste compressioni.


La rimozione chirurgica (miomectomia) dei fibromi è generalmente utile per
ripristinare buone condizioni riproduttive , essendo le altre condizioni idonee ai processi riproduttivi.
Il rischio di degenerazione cancerosa è dello 0.2%. Si tratta di
leiomiosarcoma e ha una frequenza maggiore in postmenopausa ; una crescita del
corpo uterino troppo rapida consiglia un sollecito intervento chirurugico.
La diagnosi. Avviene prevalentemente per mezzo di un esame obiettivo
ginecologico eppoi con una ecografia, una sonoisterografia, una eventuale
salpingografia, una laparoscopia con isteroscopia diagnostica . La tomografia
computerizzata e la risonanza magnetica nucleare sono esami disgnostici di
seconda intenzione. Generalmente dopo l’esame fisico della paziente il sospetto
diagnostico deve essere confermato mediante una ecografia. L’opportunità di
utilizzare la sonoisterografia con posizionamento di fluido in cavità consente la definizione
topografica del miomi/i con definizione del grado di improntamento della cavità
e dell’indovamento in parete. Molto utili la laparoscopia e la isteroscopia,
che possono essere contestualmente di definizione diagnostica e di trattamento
risolutivo della patologia.
Il trattamento dei fibromi :
Controlli periodici: Nella maggior parte dei casi i fibromi non richiedono trattamento
chirurgico . Se la donna non riferisce dolori , senso di compressione pelvica,
sterilità o esperienze di aborto spontaneo, sanguinamenti uterini abnormi,
esami periodici delle dimensioni del/i fibroma/i sono sufficienti per
controllare l’andamento nello sviluppo dei fibromi. E’ difficile stabilire se,
in coincidenza con un evento abortivo, la presenza dei fibromi sia o meno una
mera coincidenza. L’ubicazione, le dimensioni, il numero dei fibromi e l’età
della donna sono gli elementi necessari per la eventuale decisione chirurgica
da assumere dopo counseling con il proprio specialista. Vanno soppesati i
vantaggi della chirurgia ( riferiti dalla maggior parte degli studi
osservazionali e da alcuni metaanalitici) con gli svantaggi di una chirurgia
che può generare aderenze a loro volta causa di sterilità meccanica.
Miomectomia ( rimozione
chirurgica dei fibromi). La presenza di fibromi per
i quali la donna riferisce dolori , senso di compressione pelvica, sterilità o
esperienze di aborto spontaneo, sanguinamenti uterini abnormi, o crescita
rapida delle dimensioni del/i fibromi richiede un approccio chirurgico per la
loro rimozione ( miomectomia). Normalmente la miomectomia è indicata nelle
donne che desiderano gravidanze od in quelle che desiderano conservare l’utero.
Alcuni fibromi uterini causano aborto spontaneo e la loro rimozione migliora le
aspettative riproduttive delle donne ( C. Bulletti et al Am J for Gynecol
Laparosc, 1997) La via di accesso chirurgico è prevalentemente la laparoscopia per fibromi anche di
dimensioni elevate , fino alle dimensioni che li portano ad occupare la pelvi
fino approssimativamente alla linea che passa poco sotto l’ombelico. Per
fibromi intracavitari la isteroscopia
operativa è la prevalente. Per fibromi di dimensioni maggiori la
laparotomia ( taglio addominale) è l’unica via indicata. Dopo miomectomia
multipla o per fibromi piuttosto grandi ed in caso di gravidanza esiste una
generica indicazione di parto mediante taglio cesareo che comunque trova la sua
conferma o meno solo dal referto/parere del chirurgo che sa se la parete
uterina è stata recisa a tutto spessore durante l’intervento. Normalmente il
problema si determina mediante generazione di una cicatrice, non elastica, che
potrebbe non avere la stessa capacità di contenimento in caso di distensione
della parete per una gravidanza. In relatà, le rotture d’utero in gravidanza
segnalate sono pochissime e non correlate univocamente alla pregressa chirurgia
sul corpo uterino, ma la cautela resta. Poiché il sanguinamento profuso in
corso di intervento è una eventualità frequente in corso di miomectomia e
poiché questa potrebbe anche, raramente, richiedere la rimozione dell’utero ,
questo aspetto di complicanza va discusso con il proprio specialista. Ancora,
per le stesse ragioni è talvolta opportuno preparare l’intervento con un
predeposito del proprio sangue al fine di effettuare una autotrasfusione in
caso di sanguinamento profuso. Nel counseling con la paziente vanno chiariti
gli aspetti di rischio della trasfusione, dell isterectomia, delle aderenze
postchirurgiche e della eventaule sterilità che ne può conseguire nonché della
possibile laparoscopia di controllo a 6 mesi. Tempo di convalescenza
domiciliare dalle 2/3 settimane fino alle 5/6 settimane in ordine alla tecnica
chirurgica utilizzata ed al caso specifico.
Per i Testimoni di Geova. Questo intervento è a rischio di trasfusioni di sangue. Vanno
chiariti con il chirurgo i termini del rispetto di questa fede religiosa e del
principio di autodeterminazione al fine di una gestione del caso rispettosa
contestualmente del giuramento ippocratico del medico e della fede religiosa
stessa della paziente
Isteroscopia operativa
e laparoscopia operativa: Vedi al paragrafo “tecniche chirurgiche”
Isterectomia. Qauando l’utero è molto grande o da molti disturbi , la donna non
desidera altre gravidanze e non accetta l’ipotesi di eventuali recidive la
isterectomia è consigliata. Vedi il paragrafo delle tecniche chirurgiche
utilizzabili in questa trattazione.
I trattamenti medici . Gli analoghe del GnRH ( Gonadotropin Releasing Hormone) sono
composti proteici che stimolano eppoi perduratamente (da 1 g a tre mesi) sopprimono la stimolazione ovarica e la
produzione di ormoni steroidei ovarici che ne deriva. Conseguentemente, poiché
i fibromi sono alimentati nella loro crescita dagli estrogeni, durante la
soppressione ( che può anche essere protratta dai tre mesi ai 6-12 mesi) i
fibromi si riducono di dimensioni fino a circa il 40% del loro volume
originario.Questo approccio ha alcuni limiti obiettivi che non ne consentono un
uso massivo: a) dopo la sospensione del farmaco il volume del/i fibroma/i
ritorna alle dimensioni originarie in uno o due cicli mestruali ( la mancanza
di estrogeni , che sono idroritentivi li “svuota” del contenuto acquoso e ne
riduce le dimensioni che si recuperano appena gli estrogeni ricircolano e lo/i
reidratano);b) non si possono usare per oltre 6-12 mesi a causa di un possibile
effetto sulla decalcificazione delle ossa; c) danno disturbi vasomotori (
vampate di calore) e tutta quella sintomatologia vasomotoria fastidiosa
classica dello ipoestrogenismo menopausale(isonnia, irritabilità ecc); spesso
quando utilizzati per ridurre le dimensioni in praparazione ad un intervento di
miomectomia lasciano una situazione di maggior difficolta ad estrarre il mioma
perché questo, che normalmente ha un “clivaggio” (spazio tra fibroma e parete
uterina ricco di acqua ) utile alla estirpazione , lo perde a causa
dell’ipoestrogenismo indotto dal farmaco generando una maggior difficoltà nella
sua enuclazione dal contesto di parete uterina. Tuttavia il suo uso
preoperatorio è auspicabile quando persiste una condizione di anemia e si vuole
preparare la paziente ad affrontare l’intervento con una buona dotazione di
emoglobina . Poiché il farmaco dalla sua somministrazione induce al massimo una
sola nuova mestruazione che si ripete solo dopo la sua sospensione, la sua
utilizzazione tre mesi prima dell’intervento con o senza terapia supplementare
di ferro realizza lo scopo. Un'altra indicazione preparatoria utile è quella in
vista di una isterectomia laparoscopica per uteri grandi. La riduzione del
volume agevola l’intervento. Ancora la utilizzazione del farmaco circa 15-20
giorni prima dell’intervento di miomectomia consente di lucrare sulla assenza
di sanguinamenti successivi con miglioramento della fase di convalescenza e
sulla riduzione dell’utero nei momenti di cicatrizzazione della parete ( con la
riduzione dell’utero anche la parte cruentata si riduce di dimensioni
consentendo una riparazione della breccia più rapida).
Gli aspetti psicologici. Il rischio di isterectomia in alcune donne è psicologicamente
inaccettabile. L’utero è l’organo al quale viene legato intimamente la propria
femminilità, una perdita di quest’organo può avere gravi conseguenze psichiche
in queste donne. Inoltre nelle donne con desiderio di gravidanza l’ansia di
potere perdere l’utero è un pesante fattore di condizionamento del proprio
equilibrio psichico.
Sommario. I fibromi uterini sono masse benigne di fibrocellule muscolari
lisce che compaiono all’esterno od all’interno della parete uterina fino a
divenire anche prospicienti nella cavità uterina.Compaiono normalmente nell’età
riproduttiva e possono determinare sanguinamenti uterini abnormi, sterilità,
abortività, pressioni intrapelviche di altri organi. Ci sono scarsissime
possibilità che i fibromi degenrino in cancro. Pertanto è di fondamentale importanza
che le donne portatrici di fibromi siano in controllo periodico con il proprio
specialista al fine di stabilire l’opportunità di una loro rimozione chirurgica
.
La Gravidanza Extrauterina o Gravidanza Ectopica.
Cos’è:Si
tratta dell’impianto di un ovocita fecondato (od embrione) al di fuori della
sua sede naturale, l’utero, e solitamente in tuba( circa nel 95% dei casi) ma
anche sulla cervice,sull’ovaio o più raramente su altri organi addominali. La
gravidanza è destinata ad interrompersi e può esitare in quadri clinici gravi e
drammatici di shock emodinamico. La diagnosi di una gravidanza extrauterina o
ectopica ( che si distingue da quella eutopica cioè nella sua sede ordinaria
all’interno dell’utero) è solitamente una diagnosi improvvisa, inaspettata ed
emozionalmente traumatica. La gravidanza extrauterina può portare a morte anche
se la mortalità per questa affezione è calata dal 1973 al 1993 da 16 a 3 casi
su 10000.
Con quale frequenza
accade.La sua incidenza viene stimata intorno allo 1% di tutti i concepimenti
(9.6 casi ogni 1000 gravidanze). In alcune stime arriva anche fino al 2%. Essa
appare in aumento e determina casi drammatici di versamento di sangue ed
emorragie addominali anche se la sua mortalità si è drammaticamente ridotta nel
corso degli ultimi 30 anni.
Le Cause La
gravidanza ectopica si produce per un difetto nel trasporto dell’embrione dalla
sua sede di formazione, il terzo esterno della tuba di Falloppio, e la cavità
uterina. Questo trasporto è normalmente prodotto da una contrattilità uterina
che promuove il movimento del contenuto della cavità uterina ( sangue
mestruale, spermatozoi, embrioni ecc) con una direziione specifica e conforme
al momento del ciclo mestruale ( crvico-fundica nella fase follicolare e
fundico-cervicale nella fase luteale) ma esistono condizioni di patologia della
contrazione di questo muscolo che si traducono in alcune note condizioni di
patologia secondara a questa anomalia di contrazione quali la gravidanza
ectopica, la endometriosi pelvica ecc. Alcune condizioni di rischio quali danni
tubarici od uterini pregressi, endometriosi pelvica, precedente chirurgia
pelvica, legatura (incompleta)delle tube, infezioni pelviche ed altro sono
tutte sottese da un comune denominatore: una modificazione della contrattilità
dell’unità uterotubarica o chimica ( infezionecon aumento delle prostaglandine ) o meccanica (
dilatazione di un tratto del lume tubarico con alterazione della sua funzione
contrattile di trasporto). Va anche ricordato che chi ha avuto una gravidanza
extrauterina ha anche un aumentato rischio di averne una seconda sia nella tuba
omolaterale ( se l’intervento è stato conservativo) sia nella tuba
controlaterale ( se l’intervento è stato demolitivo).
La diagnosi ri
rileva con una pazieente con ritardo mestruale, dolore pelvico generalmente
accentuato da un lato e talvolta con segni di scompemso emodinamico:
tachicardia e pallore con ipotensione ed ancora con perdite ematiche vaginali,
sintomatologia gravidica tipica ( seno turgido, nausea ecc). La valutazione
delle cause predisponenti dovrà valutare una eventuale precedente Gravidanza
Extrauterina, precedenti chirurgie tubariche o di adesiolisi, precedenti
malattie infiammatorie pelviche o salpingiti, precedenti utilizzazioni di
dispositivi intrauterini ( spirali o IUD), pratiche di Procreazione Mdicalmente
Assitita, Endometriosi Pelvica, Legatura delle tube. Alla obiettività si
potranno notare una massa annessiale palpabile e dolente, una dolenzia
annessiale alla palpazione ed una spiccata dolenzia alla espansione digitale
dei fornici vaginali posteriori durante la palpazione bimanuale della pelvi. Il
laboratorio fornirà aiuto mediante la valutazione della b-hCG e dell’emocromo
singole o seriate nel tempo ( ogni 48h) una convalida del sospetto diagnostico e
l’ecografia una sua conferma. Non sempre
il sopetto trova conferme, specialmente quando la gravidanza ectopica è
iniziale e la laparoscopia dovrà essere considerata come strumento diagnostico
ed operativo al tempo stesso nei casi dubbi.
Il trattamento.
L’avvento della laparoscopia ha drammaticamento migliorato gli esiti di questo
trattamento. Una delle domande più frequenti che pongono le pazienti alla
dignosi di gravidanza extrauterina è se non sia possibile estrarre l’embrione
dal suo impianto ectopico e riposizionarlo nella usa appropriata sede
intrauterina per potere proseguire la gravidanza; questa procedura non è
possibile in alcun modo. Seppure esistono opzioni di trattamento medico con il
methotrexate per impianti gravidici fino ad un certo stadio di sviluppo
embrionale ( generalmente precoce) la asportazione della tuba (salpingectomia)
o l’asportazione del sacco gestazionale intratubarico mediante un pertugio
(salpingostomia) lasciando la tuba rimodellata consentono una soluzione della
maggior parte dei casi di Gravidanza Extrauterina in 24 ore.
Le Tumefazioni Annessiali
Le
tumefazioni annessiali sono masse pelviche ad origine tubarica od ovarica. Si
annoverano:
·
Idrosalpinge,ematosalpinge piosalpinge( tuba/e
chiusa/e ripiena di liquido chiaro, di sangue o di pus, rispettivamente)
·
Le cisti ovariche
·
Il corpo luteo emorragico
·
La torsione dell’ovaio
Le
tumefazioni dovute a masse tubariche
consistono in tube chiuse piene di liquido citrino di origine verosimilmente
infiammatoria (idrosalpingi) oppure piene di
sangue o liquido ematico (ematosalpingi)
oppure piene di pus (piosalpingi).

Le
tumefazioni dovute a masse ovariche consistono
prevalentemenete in cisti ovariche benigne o
maligne con diversa tipologia istologica a cui corrispondono diversi gradi di
recidività e malignità nonché indicazioni di trattamento medico e/o chirurgico.
Le cisti overiche prevalenti, a tipizzazione istologica generalmente benigna,
sono : le cisti sierose semplici benigne caratterizzate da bassa recidività, le
cisti mucinose benigne ed a bassa/media recidività, le cisti dermoidi (o
teratomi cistici ) a recidività media sull’ovaio controlaterale ed a benignità
condizionata dal contenuto ( si tratta di cisti che contengono tessuti di altri
distrettid’organo inclusi nell’ovaio in rapporto alla differenziazione dei
tessuti durante lo sviluppo embrionale che sviluppano nell’ovaio il tessuto
originario anche improvvisamente dopo molti anni ; genralmente benigne possono
essere invece maligne quando includono alcuni tessuti come ad es quello
nervoso). Si devono poi annoverare tra le cist ovariche, anche per l’alta
incidenza sulla popolazione, le cisti endometriosiche, cisti a contenuto color
cioccolato ( sangue mestruale vero e proprio che, incluso in uno spazio chiuso
– la cisti-si trasforma in liquido color cioccolato) che sono la risultante di
un tessuto endometrial che, entrato nella pelvi
dalla cavità uterina attraverso le tube si indova nell’ovaio,
approfondendosi e continuando a rispondere, come l’endometrio della cavità
uterina, alle stimolazioni ormonali con
sanguinamento ciclico. Sono generalmente benigne ( esistono varianti maligne)
con altissima recidività ( 20%-60%) dei casi. A queste si aggiungono le cisti
maligne con varie tipizzazioni.
Il corpo luteo emorragico consiste in un
follicolo ovulatorio che, dopo l’ovulazione e la formazione del corpo luteo non
procede fino alla sua cicatrizzazione con lo stigma ovarico ma permane in
condizioni di sanguinamento determinando la formazione di una sorta di cisti
sanguinante che produce sangue solitamente rilevabile alla ecografia come falda
liquida di entità variabile ed alla clinica con la progressiva anemizzazione
della paziente e con la comparsa dei marcatori biochimici della infiammmazione
peritoneale; la paziente offre spesso quadro di dolore “peritonitico”.
La torsione dell’ovaio introduce un quadro di
dolore pelvico forte ed improvviso, ingravescente supportato da un ovaio spesso
ingrandito e con i parametri chimico clinici di una intensa flogosi. Consiste
nella torsione del ligamneto infundibolopelvico che insieme a quello ovarico lo
sostiene in sospensione, lateralmente all’utero. A volte coinvolte la tuba .
Porta alla necrosi dell’ovaio e , se non operato in pochissime ore comporta
l’asportazione dell’ovaio.
La gravidanza extrauterina già trattata in
altra parte di questa presentazione è una tumefazione pelvica determinata
dall’impianto ectopico ( non in utero) dell’embrione, generalmente nella tuba.
Il
ginecologo che rileva la presenza di una formazione annessiale si trova dinanzi
alla necessità di dover differenziare una patologia di tipo funzionale da una
di tipo organico, di natura benigna o maligna, in modo da poter indirizzare la
paziente verso il trattamento più appropriato. Sono formazioni funzionali quelle
pseudocisti che non hanno una organizzazione capsulare vera e propria ma una
consistenza veliforme simile o uguale a quella di un follicolo ovarico,
destinato a rompersi od a regredire in rapporto alla sequenza di due cicli
spontanei ( con picco ovulatorio del segnale chimico che provvede normalmente
alla rottura del follicolo ovulatorio) od alla somministrazione di
estroprogestinici o di anlaloghi del GnRH ( Gonadotropin Releasing Hormone) .
In questo senso è opportuno effettuare un percorso diagnostico preciso basato
sull’età della paziente, sulla visita ginecologica, sull’esame ecografico, sul
dosaggio dei markers tumorali.
Indice di rischio di
malignità mediante score su parametri clinici e strumentali (IRM)
1.
Valore Ca125
2.
Caratteristiche ecografiche della tumefazione
•
Elementi solidi
•
Se presente una o nessuna caratteristica SCORE = 1 Se presenti 2 o più caratteristiche SCORE = 3
Presenza setti
•
Lesione bilaterale
•
Ascite
•
Evidenza di tumore
intraddominale
3.
Stato menopausale
•
Prenopausale SCORE 1
•
Postmenopausale SCORE 3
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IRM=
CA125 (IU) x SCORE ECOGRAFICO x SCORE MENOPAUSALE
IRM >200 il valore predittivo positivo per CA ovarico è del 75%-83%
Referenze:
Jacobs et al: A risk of malignancy index incorporating
CA 125, ultrasound and menopausal status for the accurate preoperative
diagnosis of ovarian cancer. Br J Obstet Gynaecol, 1990
I polipi endouterini e polipi cervicali:
Si
tratta di neoformazioni benigne che originano dal canale cervicale e/o dala
cavità uterina singoli o multipli di varie dimensioni , da pochi millimetri a
diversi centimetri. Possono provocare sanguinamenti e si rimuovono o mediante
una pinza ad anelli mediante un movimento di torsione o , meglio, mediante
isteroscopia. Quest’ultima via consente rimozioni complete accedendo alla
visualizzazione della loro base di impianto ed alla cavità uterina in tutte le
sue parti consentendo di intervenire su tutti i polipi o di escluderne una loro
presnza in zone non accessibili ad occhio nudo. Sono caratterizzati da recidive
variabili per i tempi di comparsa. Un endometrio polipoide è invece un
endometrio iperplastico con superfice dell’endometrio mammellonata per la
iperplsia delle ghiandole e dei loro sbocchi in cavità endometriali. Anche qui
diagnosi e trattamento sono prevalentemente isteroscopiche.
Le aderenze endopelviche : sono veli più o
meno sottili, più o meno tenaci che si
interpongono tra due o più strutture d’organo nella pelvi alterandone i profili
e, come accade quando interessano ovaie e tube, le funzioni. La loro rimozione
in laparoscopia è generalmente capace di ripristinare le funzioni riproduttive.
Possono causare oltre che sterilità dolore e, più raramente, anche alterazione
delle funzioni di transito intestinale


La sterilità meccanica ( chiusura delle
tube o aderenze ostruttive della contiguità padiglione tubarico-ovaio) è una
condizione di ostacolo, meccanico, alla deiscenza dell’ovocita dall’ovaio alla
tuba e deglio spermatozoi dalla cavità uterina al terzo esterno della tuba
medesima dove avviene normalmente la fecondazione dell’ovocita. Gli esami non
invasivi proposti per la diagnosi (isterosalpingografia, sonoisterografie)
hanno una penetranza diagnostica solo di circa il 70% ( sbagliano diagnosi in 3
casi su 10). Questi non sono in grado di “vedere” ostacoli ovarici come le
aderenze infiammatorie che avvolgono l’ovaio e non consentono la deiscenza
delle uova in tuba. La laparoscopia è l’esame della diagnosi di certezza e non
di presunzione , come lo sono invece i citati esami indiretti. Inoltre la
laparoscopia provvede nel corso dell’intervento alla cura della sterilità
meccanica, laddove possibile portando una nuova situazione di fertilità,
contestualmente alla diagnosi di certezza del problema originario. Gli interventi di ripristino della fertilità
nelle sterilità meccaniche sono, oltre la adesiolisi, la salpingoplastica o
rimodellazione della tuba, generalmente chiusa da più o meno complesse aderenze
, ed alla loro riapertura. Questi interventi dai risultati variabili in
funzione delle condizioni originarie della pelvi( dal 10% al 20% di ripristino
delle condizioni di fertilità) sono stati ingiustamente sottoconsiderati in
concomitanza con l’avvento delle tecniche di procreazione medicalmente
assistita,
La endometriosi pelvica: vedi relativo
capitolo in “endometriosi”
I Sanguinamenti Uterini Abnormi: vedi relativo capitolo in “sanguinamento
uterino”
Le malformazioni uterine: Sono determinate da errori gentici ereditati
o non od errori nei processi di sviluppo e
differenziazione embrionale dei tessuti. Si annoverano una serie
articolata e complessa di malformazioni
che vanno dagli uteri doppi agli uteri bicorni unicolli ( con due corni – o
corpi - uterini ed un collo uterino), a quelle bicorni bicolli ( due corni –
corpi- uterini) a quelli con un corno che non trova contiguità con l’esterno e
si riempie di sangue coagulato generando fortissimi dolori (ematometra) ecc.
Le
varie e diverse configurazioni malformative trovano una chirurgia riparatoria
utile per ripristinare le condizioni di fertilità solo in una parte di questi casi, tuttavia un’altra
parte ( quelli con almeno una cavità uterina sufficientemente ampia da accogliere
lo sviluppo dell’embrione e del feto) riproduce senza difficoltà e la sua
malformazione è spesso un rilievo diagnostico occasionale non strettamente
connesso a problemi di infertilità I setti uterini sono una delle malformazioni
uterine più comuni Si tratta di setti fibrosi vascolarizzati o meno che
dividono con gradualità varia da pochi millimetri alla cavità intiera, la
cavità uterina stessa in due ambiti. Le sellature del fondo sono altri profili
malformativi di entità variabile e di impatto non chiaro sulla infertilità. La
diagnosi si pone con sonoisterografia, isterosalpingografie, risonanza
magnetica nucleare, isteroscopia e laparoscopia con utilizzazione di uno o più
di questi esami a seconda del sospetto diagnostico. Alcune malformazioni sono solo uno dei segni
di malattie genetiche dallo spettro più ampio e vanno valutate attentamente. La
chirurgia elettiva è la metroplstica isteroscopica ma in alcuni interventi la
laproscopi e la laparotomia ( raramente) sono anche indicati. Altri interventi
come la rimozione dei monconi uterini funzionalmente inutili trovano
indicazioni prevalente per lenire il dolore pelvico che portano con sé.
Il prolasso dei genitali (utero):
L’utero è fondamentalmente un corpo muscolare di 70-120 grammi sostenuto in
sede da quattro ligamenti chiamati uterosacrali,e cardinali nonché da strutture
fibrovascolari che costituiscono i peduncoli o ligamneti infundibolopelvici.
Spesso in relazione a lassità costituzionale dei ligamenti, a parti vaginali
più o meno laboriosi, all’aumento del peso corporeo della donna l’utero
prolassa in vagina con una gradualità distinta in gradi da 1 a 3 fino alla sua
completa estrusione all’esterno della vagina. Esso si accompagna o meno al
prolasso della vescica, della uretra , del retto o dell’intestino, Esso può
avvenire con o senza incontinenza urinaria . Gli atti chirurgici consistono
nella asportazione dell’utero con riparazione delle struttura prolassate e loro
fissazione/sospensione fino alla rimodellazione di una vagina, Le tecniche
vanno da quelle minimamente invasive fino a quelle più complesse con
riparazione anche degli spazi paravaginali. Si possono associare :
·
Il
prolasso della vescica (cistocele)
·
Il
prolasso dell’uretra (uretrocele)
·
Lo
enterocele( il prolasso dell’intestino)
·
Il
rettocele (il prolasso del retto)
Interventi differenziati con
tecniche molteplici vengono proposti per una loro riparazione. Talvolta il team
chirurgico include urologi e chirurghi addominali.
L’ascesso della ghiandola di Bartolini.
L’infezione di questa ghiandola determina dolore con edema , rossore e turgore
con o senza febbre. Può essere acuta o rimanere cronica per anni. Quando è
acuta è necessario svuotarla e lasciandovi un drenaggio . L’intervento
chirurgico di marsupializzazione mira a soluzione del problema lasciando la
capsula aperta a mò di marsupio. Può essere necessaria una sua completa
escissione in caso di recidiva. Ghiaccio ed antibiotici sono presidi utili alla
sua gestione.
La condilomatosi vulvare o vaginale: E’
l’espressione di una infezione da HPV , il papillomavirus umano . Può essere
visbile ad occhio nudo o mediante coposcopia .Si localizza su aree provviste di
peli o su aree mucose e nella sua forma di condilomatosi florida con
escrescenze acuminate multiple e verrucose offre alla ispezione un quadro
classico. Le forme paillomatose sono presenti in aree mucose o cutanee,
indifferentementePossono coinvolgere il perineo, l’ano ed il periano. Le vaietà
papulari e piane sono esclusivamente visibili in aree mucose.E’ necessario
eseguire biopsie guidate con il colposcopio per escludere una neoplasia Vulvare
Intraepiteliale ( una lesione precancerosa) Inaccettabile esteticamente e
psicologicamente va trattata nell’ambito delle malattie sessulamente trasmesse;
questo non significa che la via di contagio sessuale sia l’unica via di
contagio ma solo la prevalente. Non è sempre possibile stabilire un rapporto
temporale causa effetto perché può rimanere latente molti anni. Le tecniche di
rimozione sono molteplici e vanno dalla tecnica dermatologica classica con
cucchiaio dermatologico, alla diatermocoagulazione e fino alla vaporizzazione
con laser CO2. Si tratta di interventi ambulatoriali in anestesia locale.
La sterilizzazione laparoscopica.
Ostruzione meccanica o deaffrentazione
delle tube di Falloppio . Si relizza , in anestesia generale e con un
ricovero di uno/due giorni, con sezione ed emostasi delle tube o con chiusura a
filo o mediante clips chirurgiche. In corso di taglio cesareo laddove le
ondizioni dell’utero evidenzino un rischio elevato per gravidanze successive viene
talvolta eseguita su mandato della coppia.
La revisione strumentale di cavità uterina ( o raschiamento
endouterino) . Piccolo intervento tradizionale oggi
largamente sostituito per alcune indicazioni dalla isteroscopia e che si esegue
per sanguinamenti uterini abnormi per emostasi e diagnosi istologica . Si
esegue in anestesi agenerale o locale paracervicale. Si produce una dilatazione
del canale cervicale ed un rashiamento della cavità uterina con asportazione
dell’endometrio ( tessuto che riveste la cvità uterina) per una sua diagnosi
istologica. Laadove non esista la necessità di un effetto emostatico si può
provvedere alla sola biopsia
endometriale sui quattro punti cardinali della cavità uterina per esame
istologico utilizzando strumenti diversi a vario grado di invasività; classica
la curette di Novak.
La biospsia vulvare : Si esegue sotto controllo colposcopico
in anestesia locale su sospetto di lesione virale o neoplastica con speciali
pinze chirurgiche in ambulatorio. Utile il ghiaccio per l’edema che ne può
conseguire.
La biopsia cervicale ( o del collo dell’utero) : Si
esegue sotto controllo colposcopico in anestesia locale su sospetto di lesione
virale o neoplastica con speciali pinze chirurgiche in ambulatorio. E’ un esame
parte di un controllo periodico di lesioni precancerose con potenziale
evolutivo.
La biopsia ovarica : un
esame condotto in laparoscopia al fine di differenziare lesioni benigne da
quelle maligne e , nelle benigne, capace di porre diagnosi di certezza di ovaio
policistico o di detrminare una stima del residuo ovarico ovocitario.
La Conizzazione: a lama fredda, con ansa
diatermocoagulativa (elettroconizzazione), con laser: E’ l’intervento per la
diagnosi di lesioni precancerose del collo uterino fino al carecinoma
microinvasivo . La escissione ha scopo diagnostico e, qundo i margini del cono
asportato sono liberi dalla malattia, ha anche scopo terapeutico. E’ un intervento che si realizza in
ambulatorio in anestesia locale o in anesteis generale. Si esegue generalmente
con elettrobisturi ( ansa termica) o con laser o con lama fredda. La
complicanza è costituita da emorragie conseguenti alla caduta dell’escara
chirurgica dopo 7-10 giorni
Il Taglio Cesareo. Eseguibile sia in anestesia generale
che locoregionale (spinale) consiste in una incisione trasversale dell’addome
pochi centimetri sopra il pube con successiva apertura dei piani interposti
alla esposizione dell’utero. Quest’ultimo viene poi inciso trasversalmente
nella parte inferiore e da tale breccia vengono estratti il feto e la placenta.
Si conclude con la ricostruione astrati della parete uterina Esistono varienti
tecniche diverse tra le quali quella secondo Starck che utilizza un taglio più
alto e la prevalente apertura degli strati per scostamento con le dita invece
che recisione con forbici e bisturi.
Le patologie uroginecologiche
Le patologie
neoplastiche
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